
Un supporto per le terapie con cellule staminali
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature ha fatto luce su un aspetto fondamentale della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). I ricercatori hanno scoperto che nei pazienti il sistema immunitario non si limita a “osservare” la malattia, ma ne diventa protagonista: alcune cellule immunitarie (i linfociti T) attaccano infatti una proteina legata alla SLA, contribuendo a danneggiare i neuroni.
Questa scoperta è molto importante perché indica che la SLA non è solo una malattia dei motoneuroni, ma coinvolge anche il sistema immunitario. Capire questo meccanismo apre nuove prospettive di diagnosi precoce e di terapie mirate, che un giorno potrebbero rallentare la malattia e migliorare la vita delle persone colpite.
Perché è importante per Revert?
Le nuove evidenze si collegano direttamente a ciò che stiamo facendo con i trapianti di cellule staminali cerebrali. Le cellule staminali non servono soltanto a sostituire quelle danneggiate, ma hanno anche la capacità di modulare l’infiammazione e “rieducare” il sistema immunitario. In altre parole, possono contribuire a ristabilire un equilibrio, limitando le risposte dannose e favorendo quelle protettive.
Questo significa che i trapianti sostenuti da Revert si trovano perfettamente in linea con le nuove prospettive scientifiche: non solo una speranza, ma un approccio sempre più solido e supportato dalla ricerca internazionale.
Per chi vuole approfondire
Lo studio, condotto dai ricercatori del La Jolla Institute for Immunology e del Columbia University Irving Medical Center, ha dimostrato per la prima volta che i pazienti con SLA producono grandi quantità di linfociti T CD4+, cellule normalmente dedicate alla difesa dell’organismo. Questi linfociti attaccano erroneamente la proteina C9orf72, già nota per il suo ruolo nelle forme genetiche di SLA.
La cosa sorprendente è che questo “auto-attacco” si verifica anche nei pazienti senza la mutazione di C9orf72, sebbene nei portatori i livelli di linfociti siano ancora più alti.
Gli scienziati hanno inoltre distinto due profili immunitari con conseguenze cliniche:
- un gruppo dominato da cellule T pro-infiammatorie, associato a una sopravvivenza più breve;
- un gruppo misto, con cellule T sia pro-infiammatorie sia regolatorie (anti-infiammatorie), associato a una sopravvivenza più lunga.
Questi risultati aprono due strade:
- diagnosi e prognosi: attraverso test sui linfociti T, sarà possibile identificare prima la malattia e prevederne l’evoluzione;
- terapia: conoscere il bersaglio immunitario e i diversi profili apre la strada a trattamenti che rinforzino le cellule protettive e limitino quelle dannose.
Serviranno anni di ricerca clinica per tradurre queste scoperte in cure disponibili, ma la direzione è chiara: trattamenti più mirati ed efficaci. Ed è in questo scenario che il ruolo delle cellule staminali neurali appare ancora più promettente: non solo come sostituti cellulari, ma anche come regolatori attivi della neuroinfiammazione.
