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Rendere le cellule staminali veri e propri farmaci. Intervista al Dott. Gianmarco Muzi

Gianmarco Muzi staminali

Il Dott. Gianmarco Muzi, insieme al Prof. Vescovi ha dato vita alla Cell Factory Cellule Staminali di Terni dell’Ospedale S. Maria di Terni, di cui dal 2008 è Responsabile Assicurazione Qualità. Lo abbiamo intervistato per sapere come tutto è nato e come si possono utilizzare le cellule come terapia.

 

Ci può parlare della sua attività di ricerca?

 Lavoro nel gruppo del Prof. Vescovi dal 2008 quando insieme ad altri colleghi iniziammo a gettare le basi per la creazione dell’attuale Cell Factory – Laboratorio Cellule Staminali presso l’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni. Da subito mi sono occupato di un ruolo piuttosto particolare che è quello di Assicurazione Qualità farmaceutica (QA) ovvero colui che assicura che le produzioni e i controlli siano svolti in conformità alle normative nazionali ed internazionali vigenti. In pratica una sorta di “ispettore interno” il cui compito è quello di verificare che siano rispettate le Norme di Buona Fabbricazione, le GMP europee, e in caso di deviazione gestirne il corretto ripristino.

 

Un lavoro del tutto nuovo, come l’avete affrontato?

 I primi anni sono stati estremamente complessi perché andava scritto ex novo tutto l’imponente impianto documentale, tra cui procedure operative e documenti di convalida, in un contesto nuovo per la maggior parte di noi e con una normativa europea scritta per regolamentare la produzione di farmaci “classici” basati su molecole e non viventi come le cellule staminali neurali umane che produciamo. Nel corso degli anni, sia attraverso le interazioni con AIFA nelle varie ispezioni e con la recente introduzione sulle linee guida europee sulle terapie avanzate riguardanti i farmaci biologici, il mio campo d’azione è stato sempre più delineato.

 

Perché è necessaria una normativa in questo campo?

 Le cellule staminali che noi produciamo sono ‘farmaci’, quindi abbiamo dovuto adattare la normativa sui farmaci a un ‘farmaco cellulare’. Di fatto la nostra Cell Factory è una struttura simile a un’azienda di produzione, con una parte anche dedicata al laboratorio di ricerca.

Affinché le nostre staminali possano essere utilizzate come terapia è necessario seguire procedure standardizzate, per realizzare un prodotto che sia sempre lo stesso, per garantire la compatibilità dei risultati e l’effetto terapeutico.

 

Su quali progetti è impegnato attualmente?

 Gestire la qualità farmaceutica è un processo trasversale che ho applicato sia al primo trial di fase I sulla SLA che al secondo sulla Sclerosi Multipla e alle altre attività di ricerca che il nostro gruppo ha via via affrontato in questi ultimi dieci anni. Le normative cambiano e negli ultimi anni, grazie all’aumento esponenziale dei trattamenti basati su cellule staminali che ricadono nella famiglia delle terapie avanzate (ATMP), gli enti regolatori hanno dettagliato meglio le regole cercando di cucire un vestito sempre più calzante alle attività di produzione in regime farmaceutico su prodotti cellulari; pertanto la mia attività prevede di verificare e implementare la qualità delle nostre produzioni, anche in considerazione che, di volta in volta, le aspettative e le richieste degli ispettori salgono di livello.

 

Lei ha partecipato al primo trapianto durante il trial clinico di Fase I sulla SLA. Può raccontarci come ha vissuto quell’esperienza?

 La mia esperienza umana e professionale nel trial sulla SLA è sintetizzabile nell’abbraccio con la collega che allora era in sala operatoria con me durante il primo intervento, quando vedemmo entrare il primo paziente, un ragazzo come noi, forse anche più giovane, con una malattia terribile, che voleva lottare contro di essa e che in noi riponeva le sue speranze. Quello sguardo e quella mano stretta tra di noi, come a dire “forza, dobbiamo mettercela tutta per loro”, non la dimenticherò mai. Ci responsabilizzò ulteriormente, era il nostro primo vero approccio con la malattia vista dal lato del paziente, il vero passaggio from bench to bedside, quando passi dal laboratorio al lato più umano e professionale del tuo lavoro.

 

Quale era il suo ruolo? 

 Ho seguito tutta la filiera produttiva fino al rilascio del lotto del farmaco cellulare per la somministrazione al paziente. In sala operatoria ero impiegato nella preparazione in sterilità delle cellule che poi venivano passate direttamente al neurochirurgo per l’inoculo nel paziente.

 

L’emergenza determinata dalla pandemia da Sars-Cov-2 ha condizionato il suo lavoro in questi mesi? 

 La pandemia di Covid-19 ha pesantemente influenzato il nostro lavoro: in primis ci siamo dovuti impegnare nell’analisi di rischio del nostro processo e delle nostre attività per evitare contaminazioni legate al Coronavirus e inoltre come tutte le persone non direttamente impegnate nella diagnosi e terapia del Sars-Cov-2 abbiamo subito rallentamenti legati alla conseguente crisi economica.