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“La ricerca è continua ma sempre diversa”. Intervista alla Dott.ssa Giada Giovenale.

By 22 Settembre 2022Interviste

“L’idea di fare della mia passione un lavoro concreto è arrivata nell’anno della tesi. Attraverso lo studio, questo mondo mi ha fatto sentire sempre più coinvolta e ha aumentato la mia convinzione di voler far parte di un team di ricerca” queste le parole di Giada Giovenale che durante la Laurea Magistrale in Genetica e Biologia Molecolare presso l’Università La Sapienza di Roma, ha svolto il tirocinio nel laboratorio guidato dal Prof. Angelo Vescovi e ha deciso di fare della ricerca scientifica il suo futuro lavoro. L’abbiamo intervistata per saperne di più.

 

Giada, come è iniziata la tua esperienza all’interno del team del Prof. Angelo Vescovi?

La mia prima esperienza è iniziata con il tirocinio in laboratorio per la mia tesi. Qui, sotto la guida della Dott.ssa Jessica Rosati e del suo gruppo di riprogrammazione cellulare, ho preso in carico un progetto già avviato sulla sindrome di Smith-Magenis e l’ho portata avanti fino alla tesi. Dopo la tesi ho continuato a lavorare nel team per la riprogrammazione cellulare e a breve inizierò il dottorato di ricerca.

 

Che cosa è la sindrome di Smith-Magenis?

La sindrome di Smith-Magenis è una malattia genetica rara caratterizzata da deficit neurocognitivi di grado variabile, ritardo delle tappe dello sviluppo motorio e del linguaggio, anomalie scheletriche e suscettibilità a sviluppare disturbi del comportamento. La sindrome di Smith Magenis è dovuta alla perdita di funzione di un gene chiamato RAI1, localizzato sul cromosoma 17, che tra le diverse funzioni ha anche quello di regolare l’orologio biologico, in particolare il ritmo sonno/veglia connesso alla produzione della melatonina.

Quello che facciamo in laboratorio è andare a caratterizzare i fibroblasti (cellule della pelle), prelevate direttamente dalle biopsie cutanee dei pazienti. Successivamente studiamo e mettiamo in evidenza i processi cellulari che portano alla patologia. Studiamo quindi quali sono i processi difettivi per cercare delle soluzioni.

 

Che cosa ti ha spinto a iniziare questo percorso di studi?

Sono sempre stata affascinata dal mondo della ricerca scientifica perché mi piace l’idea di poter lavorare in un contesto in continua evoluzione. La ricerca è continua ma sempre diversa. L’idea di fare della mia passione un lavoro concreto è arrivata nell’anno della tesi. Attraverso lo studio, questo mondo mi ha fatto sentire sempre più coinvolta e ha aumentato la mia convinzione di voler far parte di un team di ricerca.

 

Come si svolge una tua giornata in laboratorio?

La mia giornata in laboratorio si svolge principalmente occupandomi delle cellule quindi occupandomi sia dei fibroblasti che delle cellule staminali. Poi mi occupo con il team di mettere a punto degli esperimenti mirati per cercare di studiare la patologia e le problematiche. C’è poi tutta una parte al computer che serve ad analizzare i dati a cui si aggiunge lo studio delle varie pubblicazioni. Nel nostro lavoro è molto importante non smettere mai di studiare e di documentarsi.

 

Che cosa ti affascina di più del lavoro in laboratorio?

Mi affascina molto l’idea di poter raggiungere risultati sempre diversi. Per quanto i vari tentativi di sperimentazione possano sembrare sempre gli stessi, non è così perché le evidenze emerse sono sempre diverse. Questo rappresenta uno stimolo sempre maggiore a raggiungere gli obiettivi prefissati. Il lavoro in laboratorio non è mai routine.

 

Come vedi il futuro della ricerca? Sei ottimista?

Penso che la pandemia abbia aiutato la collettività a capire l’importanza della ricerca scientifica, quindi quanto sia importante effettivamente sostenerla.

Purtroppo la ricerca viene vista sempre come un qualcosa di poco concreto. La speranza per noi ricercatori è che grazie al progresso e ai risultati che di volta in volta vengono raggiunti,  sia data la giusta importanza all’attività svolta in laboratorio e il giusto riconoscimento a chi ha deciso di fare del proprio lavoro uno strumento per aiutare quei pazienti che ancora non hanno una cura.