Skip to main content

“Impegno e passione. Ecco cosa mi hanno insegnato nel laboratorio guidato dal Prof. Vescovi”

Intervista a Simone Romano, studente della facoltà di Scienze Biologiche presso l’Università di Milano Bicocca e tirocinante presso il laboratorio di ricerca guidato dal Prof. Angelo Vescovi.

L’amore per la ricerca spesso è un sentimento innato, ma talvolta possono essere anche le esperienze di vita a indirizzare, sin dalla giovane età, i desideri e le aspirazioni per il futuro. È il caso di Simone Romano, studente della facoltà di Scienze Biologiche presso l’Università Bicocca di Milano, che ha da poco terminato il tirocinio universitario presso il laboratorio di ricerca guidato dal team del Prof. Angelo Vescovi. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare non solo l’emozione e la curiosità che ha caratterizzato la sua prima esperienza in laboratorio, ma anche come è nata la passione per la ricerca scientifica.

 

Simone, che cosa ha generato la tua passione per lo studio della biologia cellulare?

La mia passione per lo studio della biologia e della vita è nata quando ero molto piccolo, a causa di un problema di salute che ha coinvolto mio fratello. Una notizia forte che ha subito generato in me l’anelito di comprendere i meccanismi dell’evento della vita e, dunque, anche le cause che possono dare origine ad alcune patologie e fare un lavoro che in qualche modo mi permettesse di diventare parte attiva di quel processo di ricerca volto a promuovere la vita. 

Parlaci dei tuoi studi.

Sono ora al terzo anno del corso di laurea triennale in Scienze Biologiche. Con il Prof. Vescovi ho seguito il corso di “Biologia Cellulare” e nella sezione magistrale seguirò con lui un altro corso che possiamo considerare come un grado avanzato rispetto al programma che abbiamo seguito quest’anno. Per la mia personale esperienza, il corso di “Biologia Cellulare” è stato molto stimolante, non solo perché ci è stato insegnato qualcosa di fondamentale dell’interazione tra le cellule, ma anche perché è stato una dimostrazione eclatante della bellezza della vita.

Perché hai deciso di fare il tirocinio in laboratorio con il team del Prof. Angelo Vescovi?

Dopo il corso ho deciso di fare un tirocinio nel laboratorio del Prof. Vescovi perché per il mio percorso di studi mi sembrava importante partire dall’origine degli organismi per capire l’origine della vita.

Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?

L’esperienza del tirocinio è stata per me il primo passo nel mondo del laboratorio di ricerca ed è stato il momento in cui ho davvero capito che cosa vuol dire fare ricerca, testando direttamente l’impegno e la passione del team con cui ho lavorato e che penso sia comune a tutti i ricercatori. Io credo che in questi anni i nostri docenti ci abbiano predisposti a un interesse viscerale per lo studio e l’approfondimento delle discipline che studiamo. Durante il tirocinio abbiamo imparato ad approfondire quotidianamente le nostre conoscenze anche attraverso lo studio dei paper scientifici e ad andare sempre oltre la lezione studiata sui libri. Siamo sempre stati spinti a immedesimarci nell’attività laboratoriale e quando finalmente sono entrato in laboratorio, posso dire di esserne rimasto subito affascinato.  

Come si svolgevano le tue giornate da tirocinante?

Durante le mie 150 ore in laboratorio, previste dal mio piano di studi, ho avuto modo di vedere da vicino molti aspetti della ricerca sul campo. Il progetto principale su cui ho avuto modo di lavorare, sempre seguito dai miei tutor, si chiama saggio del teratoma ed ha lo scopo di verificare la pluripotenzialità delle cellule staminali. Poi naturalmente, come tirocinante avevo la possibilità di vedere da vicino anche altri aspetti del lavoro di ricerca. 

Ti piacerebbe proseguire il tuo percorso nell’ambito della ricerca?

Questa prima esperienza in laboratorio e le mie personali aspirazioni mi portano ad affermare che sicuramente in futuro mi piacerebbe lavorare nel mondo della ricerca e continuare a coltivare il sogno di poter contribuire allo studio della vita dalla sua origine sino alle cure di  malattie che oggi ancora non offrono speranze ai pazienti.