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Come funziona una cell factory. Intervista alla dott.ssa Ricciolini

Ricciolini

Una vera e propria linea di produzione rende possibile la generazione di cellule staminali neurali umane adatte ad essere impiantate per la sperimentazione: un lavoro complesso e molto delicato di cui ci racconta Claudia Ricciolini, biologa, Direttore di Produzione della Cell Factory e Biobanca di Cellule Staminali di Terni.

 

Ci può parlare della sua attività di ricerca e cura?

Da circa 10 anni lavoro presso la Cell Factory dell’Ospedale Santa Maria di Terni prima come operatore di produzione e dal 2015 come Direttore dello stesso reparto. Presso il nostro laboratorio – che è una vera e propria ‘fabbrica’ – vengono prodotte cellule staminali neurali di grado farmaceutico, cioè con standard di ripetibilità e qualità pari a quelle dei farmaci, che vengono utilizzate in trial clinici come terapia sperimentale per la cura di alcune malattie neurodegenerative.

 

Come funziona in pratica una Cell Factory? 

La Cell Factory è di fatto un’officina farmaceutica, autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) alla produzione di un medicinale per terapie avanzate, nello specifico “cellule staminali neurali umane”. Le cellule vengono coltivate in vitro, espanse e formulate per essere somministrate ai pazienti arruolati nelle diverse sperimentazioni. La produzione avviene seguendo le Buone Pratiche di Fabbricazione (GMP: Good Manufacturing Practice) vale a dire una serie di norme atte a garantire la qualità e la sicurezza del farmaco cellulare. Tutte le fasi di produzione avvengono all’interno di locali classificati, la cosiddetta camera sterile o bianca in cui vengono monitorati di continuo alcuni parametri. Per esempio la contaminazione microbica, che deve essere mantenuta entro limiti estremamente stringenti al fine di garantire la sterilità del farmaco cellulare. Il nostro processo prevede anche uno step di congelamento delle cellule in vapori di azoto, cosa che ci consente di avere sempre a disposizione una riserva di cellule pronte per essere utilizzate per il trattamento di pazienti nelle sperimentazioni cliniche.

 

Qual è l’effetto farmaceutico di queste cellule?

L’effetto farmacologico atteso è correlato sia alla capacità delle cellule staminali neurali di ridurre o comunque di modulare lo stato infiammatorio nel sito di inoculo nel sistema nervoso centrale del paziente, sia alla loro abilità di supportare la sopravvivenza delle cellule neurali residenti mediante la produzione e l’escrezione nel parenchima di fattori di crescita e neuroprotettivi.

 

Lei ha partecipato attivamente alla ricerca sulla SLA?

Durante la sperimentazione clinica sui malati di SLA, mi sono occupata della produzione delle cellule e ho supportato l’attività di controllo qualità, contribuendo alla realizzazione del farmaco e all’esecuzione di tutti quei test sulle cellule atti a garantirne l’identità, l’efficienza e la sicurezza per il paziente.

 

Oltre a preparare le cellule, entrava in sala operatoria: cosa può raccontarci di questa esperienza?  

Questa esperienza ha consentito a me e ad altri colleghi della Cell Factory di far parte della squadra composta da chirurghi, elettrofisiologi, anestesisti e infermieri che hanno contribuito, ciascuno per le proprie competenze, alla somministrazione del farmaco cellulare ai pazienti arruolati nella sperimentazione. C’è sempre stato un grande entusiasmo e grande partecipazione da parte di tutte le figure coinvolte, consapevoli di partecipare a un progetto che avrebbe potuto portare dei benefici a persone affette da una malattia terribile. Tutto questo ci ha permesso di partecipare al compimento ultimo del nostro lavoro, cioè la cura del paziente, esperienza che spesso viene preclusa a chi si occupa di ricerca o di produzione di un farmaco sperimentale.

 

L’emergenza determinata dalla pandemia da Sars-Cov-2 ha condizionato il suo lavoro in questi mesi, e come? 

Il trattamento degli ultimi due pazienti arruolati nell’ambito del trial clinico di fase I sulla Sclerosi multipla secondaria progressiva era previsto nella primavera del 2020: quindi è coinciso con il primo lockdown. Il trattamento per questi pazienti, eseguito presso il reparto di neurochirurgia dell’Ospedale Santa Maria di Terni, consisteva nell’inoculo di cellule staminali neurali attraverso un intervento chirurgico. In quel periodo molte delle attività ospedaliere, come gli interventi chirurgici programmati, sono state temporaneamente sospese o comunque posticipate. Per questa ragione l’intervento di uno dei due pazienti è stato rimandato di alcune settimane obbligandoci a riprogrammare il piano produzione del lotto di cellule a lui destinato. Trattandosi di materiale vivo, questo ha comportato una maggiore attenzione e diversi problemi, ma nonostante tutto, siamo soddisfatti di essere riusciti a terminare il trial e quindi a trattare i 15 pazienti arruolati nei tempi previsti inizialmente dal protocollo sperimentale.